Ugo Rondinone

Ugo Rondinone (Brunnen-Svizzera, 1964) dopo gli studi presso la Hochschule für Angewandte Kunst di Vienna (1986–1990), dal 1997 vive e lavora a New York. La sua pratica artistica è estremamente varia: scultura, installazione, pittura, video, fotografia e performance. Rondinone è noto per la capacità di fondere elementi naturali e artificiali: usa pietre, neon, luce, materiali organici per creare opere che oscillano tra il surreale e il meditativo. Oltre alle installazioni monumentali, lavora molto su temi come il tempo, la memoria, l’identità e la condizione umana: le sue opere spesso evocano emozioni profonde, sospese tra rassegnazione e speranza. Negli anni ha esposto in prestigiosi musei e gallerie di tutto il mondo e, nel 2007, ha rappresentato la Svizzera alla 52ª Biennale di Venezia. Recentemente, la sua prima grande mostra personale a Milano, intitolata terrone (2025, Galleria d’Arte Moderna di Milano), affronta il tema dell’identità migrante e delle radici familiari: in quest’opera l’artista reinterpreta la parola «terrone» come simbolo di appartenenza, orgoglio e memoria.

the alphabet of my mothers and fathers J; the alphabet of my mothers and fathers M

Qualche anno fa Ugo Rondinone, artista nato in Svizzera ma originario di Matera in Basilicata, trova a Long Island – New York una serie di strumenti contadini in cui riconosce quelli dei genitori e dei nonni: un fatto che non ha nulla di straordinario dal momento che erano moltissimi, negli anni Venti, i contadini italiani immigrati in quella zona. Per Rondinone le radici lucane e contadine della sua famiglia sono state una fonte inesauribile di ispirazione che lo ha portato a costruire un linguaggio fatto di simboli arcaici universali, capace di trasformare la dimensione autobiografica in un messaggio collettivo. Ulivi secolari, animali, pietre e terra compongono un alfabeto con cui analizza il tempo, la memoria, il senso di solitudine umano, in una alternanza tra fisicità degli oggetti e spiritualità interiore. Dorare questi strumenti è stato per lui un gesto poetico di riscatto, che restituisce valore e bellezza dove prima c’era fatica e lavoro, che trasforma l’emarginazione dell’immigrato, la solitudine dello straniero in consapevolezza, orgoglio e rigenerazione.

the alphabet of my mothers and fathers J, 2022
Attrezzi agricoli dorati
213 × 213 × 17,8 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Calliope), Musa 2026
Foto © Andrea Rossetti