Ottone Rosai

Sono nato a Firenze il 28 aprile 1895 in un quartiere delle case popolari di Via Cimabue. L’infanzia ha nella mia vita un’importanza fondamentale e i primi ricordi sensitivi li ho da quando con la mia famiglia andammo ad abitare in Via Scialoia prima e nel Viale Mazzini dopo. Era allora quella zona aperta campagna e tutto ciò che ne formava l’insieme costituiva per me una specie di modello sul quale andavo formandomi. (…) La mamma ci portava a fare lunghe girate verso Maiano e per il Viale dei Colli, ed erano feste per me ed inferno per la mamma. Ogni animale diventava una scoperta; ogni viottolo, ogni borro un mondo di cui prendere possesso. (1937 Il Frontespizio, Firenze, Vallecchi Editore, n. 4 aprile, pp. I/VIII) Con queste parole Ottone Rosai descrive con grande precisione quello che troviamo nei suoi dipinti di paesaggio come quello qui esposto in occasione della mostra MUSA. La sopravvivenza dello stupore fanciullo anche nei suoi quadri maturi ci fa capire come Rosai, nonostante abbia attraversato tutte le avanguardie del suo tempo prendendo parte al Futurismo, al Cubismo e alla Metafisica, abbia conservato un’affezione particolare per il suo territorio e per la sua gente diventando così il pittore più realista del suo tempo, capace di farsi portatore di uno straordinario messaggio antieroico.

Terra toscana, 1939
olio su tela
cm 40.2 x 50
Courtesy FarsettiArte