Matteo Attruia

Matteo Attruia (Sacile, 1973) definisce sé stesso come uno che “vive e lavora ovunque”. La sua pratica – volutamente eclettica – attraversa fotografia, video, scrittura, pittura, scultura, neon e installazioni, giocando con il linguaggio e la percezione. Spesso il suo lavoro crea un effetto di straniamento elegante e ironico, mettendo in crisi le certezze dello spettatore attraverso paradossi di senso e cortocircuiti visivi. Attruia non teme di mescolare sacro e pop, critica e consumo, interrogando il ruolo dell’arte nella società contemporanea, come nel progetto in cui ha reinterpretato la celebre tazzina di illy con messaggi componibili.

WE___ME (WELCOME)

Le sillabe WE e ME che emergono dal buio delineano metaforicamente il confine tra individuo e collettività, tra spazio personale e comunitario che, sommati, compongono la Società. Nelle opere di Matteo Attruia il paradosso e l’ambiguità interpretativa sono una cifra costante che, tra ironia e inquietudine, mette chi guarda in uno stato di incertezza, oscillante tra il sentirsi felice o preso in giro. Le parole scelte dall’artista, scritte con il neon su insegne luminose, targhe commemorative o cartelli stradali, isolano ciò che, immersi nella quotidianità, ci sfuggirebbe, si sdoppiano mostrando un pensiero laterale, capace di aprire all’interpretazione e alla riflessione filosofica. Oltre i confini linguistici, illuminando solo WE e ME, Attruia sottolinea quanto l’interazione tra individuo e collettività sia fondamentale nell’atto dell’accoglienza, e l’opera diventa così una soglia, non solo di accesso alla mostra, ma anche a una maggiore consapevolezza.

WE___ME (WELCOME), 2025
Scritta filo neon su telaio in alluminio verniciato nero
40 × 262 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Salone d’Onore), Musa 2026
Courtesy dell’artista e Adiacenze, Bologna