Jean Fautrier

Jean Fautrier (Parigi 1898– Châtenay-Malabry 1964) inizia la pratica di una pittura non figurativa con i compagni della Scuola di Parigi, attivi nella capitale francese tra il 1945 e il 1960. L’artista scrive nel 1957 in À chacun sa réalité, in “XXe Siècle”: La realtà deve sussistere nell’opera; è la materia prima, l’“opera viva” che sta sotto la forma, che la sostiene e la fa andare avanti, così nella ricerca sulla materia Fautrier lavora gli impasti per ottenere immagini dalla forte componente evocativa in grado di comunicare “la collera dei sopravvissuti” alla guerra, come dichiara lo stesso artista. Nel 1962, anno di realizzazione di quest’opera, Fautrier è già una figura consacrata dell’Art Informel, celebrato con il primo premio alla Biennale di Venezia nel 1960, continua a esplorare l’astrazione e la materia per esprimere emozioni crude, spesso legate al dolore e alla guerra da lui stesso esperite durante la prigionia e la tortura.

Senza titolo, 1962
tecnica mista su carta marouflé applicata su tela
cm 54×81
Courtesy Farsetti Arte