Hiroshi Sugimoto

Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) è uno dei più influenti fotografi contemporanei, noto per un’opera che indaga tempo, memoria e percezione. Dopo una laurea in scienze politiche e sociologia a Tokyo, si trasferisce negli Stati Uniti, studiando fotografia all’Art Center College of Design di Los Angeles. Dal 1974 vive tra New York e il Giappone, sviluppando una ricerca rigorosa basata su tecnica analogica large-format e tempi di posa prolungati. Le sue serie più celebri – Dioramas, Theaters, Seascapes e Portraits – trasformano la fotografia in meditazione visiva, sospesa tra realtà e illusione. Sugimoto esplora anche l’architettura, progettando musei e installazioni come l’Enoura Observatory. Le sue opere sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei internazionali, dal MoMA al Metropolitan e alla Tate. Considerato un maestro della fotografia concettuale, continua a ridefinire il rapporto tra immagine, tempo e memoria.

Staircase, Villa Farnese II

Sugimoto lavora per cicli tematici che si sviluppano nel corso di decadi; la sua fotografia è un’indagine delle possibilità del mezzo fotografico, del confine tra realtà e apparenza, del tentativo di fermare il tempo cristallizzandolo in un istante. Seriale, essenziale, rigoroso, costruisce le sue immagini controllando ogni momento del processo, e con un’intuizione quasi visionaria, astrae ogni soggetto – architetture, paesaggi marini, personaggi, fenomeni naturali – concedendoci la possibilità di riflettere sull’attimo. Nell’estate del 2015 mentre visita per la sua serie sui teatri il Teatro Olimpico di Vicenza progettato da Palladio, scopre nell’affresco del foyer il ritratto di quattro giovani giapponesi passati da Vicenza nel 1585 di ritorno da Roma. Lo stesso artista racconta che “quasi per caso, mi resi conto che stavo vedendo gli stessi edifici che avevano visto i quattro ragazzi. Mi raggiunsero voci da un tempo lontano: ‘vogliamo vedere attraverso i tuoi occhi gli stessi luoghi che una volta vedemmo in Europa’, dicevano”. Sugimoto decide allora di visitare e fotografare tutti i luoghi visitati dai quattro ragazzi: “Non avevo idea di quanto fedelmente avrei potuto ricreare, 400 anni dopo, il modo in cui le cose apparivano in quei tempi”. Questo scatto fa parte di quella ricerca.

Staircase, Villa Farnese II, 2016
Stampa alla gelatina d’argento, ed. 25
58,4 x 47 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Clio), Musa 2026
Courtesy l’artista e GALLERIA CONTINUA