Hermann Nitsch
Ho ridotto la mia pittura ad un’armonia monocroma chiaramente suggestiva. Ho dato alla sostanza del colore l’unico colore per me possibile, il Rosso, il colore del sangue. per l’azione “teatrale” che si sviluppa dalla mia pittura è stato usato il sangue. il mio teatro è un teatro visivo. la pittura diventa la messa in scena di accadimenti reali, il colore diventa sangue e carne. Così scrive Hermann Nitsch (Vienna, 1938 – Mistelbach, 2022) in II colore come intima questione della pittura, e questa opera ne è la dimostrazione letterale che origina però non da un esercizio stilistico formale bensì da quella che il critico Lorenzo Mango definisce la più grande intuizione teorica e la grande realizzazione pratica di Nitsch: il Teatro delle Orge e dei Misteri, in cui l’evento scenico è atto di celebrazione primaria della vita attraverso il confronto diretto e tattile con la morte. Il rapporto dell’artista con l’Italia, e soprattutto con la città di Napoli, è celebrato dall’inaugurazione nel 2008 del Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch, uno spazio di documentazione e di approfondimento dell’Opera di Nitsch.
Rosso, 2002
olio su tela
cm 140×190
Courtesy FarsettiArte
