Mario Schifano

Il critico d’arte Maurizio Calvesi diceva che Mario Schifano (Homs, Libia, 1934 – Roma, 1998) sapeva capire più di ogni altro il mistero della velocità, avendo saputo pronosticare in una corsa di ciclismo che stavano vedendo insieme alla televisione (che nello studio dell’artista era costantemente accesa) chi avrebbe vinto. Della sua pittura si può dire che sapesse cogliere proprio la fugacità del tempo, che diventava quello del soggetto, dell’attimo che veniva colto come in una fotografia o in una ripresa cinematografica e nella rapidità di esecuzione a cui attendeva nel dipingerlo.
Questa tela Orizzonte degli anni Ottanta, è un’opera materica e figurativa che sembra un omaggio a Morlotti o addirittura al Monet, unendo l’uso magistrale del colore alla libertà della forma. La natura non è un soggetto nuovo per l’artista, basti pensare ai Paesaggi Anemici degli anni ‘60 e ’70, ma diverso è ora l’approccio. Attraverso pennellate audaci, immagini stratificate e una ricca tavolozza, Schifano dipinge la natura sovrapponendo linee e colori, non esiste nessun criterio naturalistico, tutto è regolato dal divenire della pittura “materia”.

Orizzonte, 1987
smalto e acrilico su tela
109 x 206 cm
Courtesy FarsettiArte