Sol Lewitt

Aveva combattuto nella guerra di Corea e fatto il receptionist notturno al MoMA, Sol Lewitt (Hartford, 1928 – New York, 2007), che nel 1967 scrive Paragrafi sull’Arte Concettuale, tra i testi fondamentali del movimento di cui è uno dei protagonisti assoluti. Per lui, che considerava la fase progettuale di un lavoro la vera opera d’arte, l’Italia è stata non solo fonte di ispirazione ma una casa. Vissuto dal 1980 per dieci anni a Spoleto, che in seguito alterna a Chesterton in Connecticut, l’artista ha realizzato, dagli anni Sessanta, sculture modulari derivanti da tutte le possibili variazioni di un cubo, e oltre 1200 wall drawing – interventi pittorici a parete – inizialmente in scala di grigio e, successivamente, grazie anche al profondo influsso esercitato su di lui da Giotto, Masaccio e la pittura del Quattrocento fiorentino, in tinte colorate sempre più sature.
Con il suo lavoro Lewitt ha ridefinito le regole della pratica artistica, abolendo le nozioni di unicità, irripetibilità, abilità manuale, perché, come dice lui stesso “l’idea diventa lo strumento che produce l’arte”, e il suo vocabolario visivo, moltiplicato e trasformato all’infinito, può essere realizzato da chiunque sappia seguire delle semplici istruzioni.

Senza titolo, 1986
gouache e grafite su carta
cm 50×70
Courtesy Farsetti Arte