Giorgio De Chirico

Tutte le composizioni di De Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978) sono dominate dal ricordo di un luogo o di un momento e sono sospese tra realtà e sogno, tanto che la sua poetica è chiamata Metafisica.
In particolare le opere intitolate “Piazza d’Italia” sono emblematiche del suo stile. Si è creduto che le Piazze d’Italia fossero state ispirate da Piazza Santa Croce a Firenze, mentre il critico W. Schmied suppone che le stesse abbiano la loro origine durante il periodo in cui l’artista si trova a Monaco (1906−1909). La definizione di Piazze d’Italia sarebbe stata aggiunta dal pittore in un secondo momento, e sarebbe da inquadrare nell’atteggiamento spirituale della Italiensehnsucht che è una delle costanti della cultura letteraria e pittorica della Germania e che ha animato tra altri anche Klinger e Böcklin. (Bianchi 2019, p. 131). Questo ci riporta al soggetto del Grand Tour che la nostra mostra MUSA vuole indagare.
La piazza qui esposta è immersa in un’atmosfera ovattata, semi vuota, con le architetture e i portici dalle arcate prospettiche, la statua di Arianna dormiente al centro, che incarna l’attesa e l’abbandono, la presenza dei due uomini che dialogano tra loro al crepuscolo, la torre centrale, il treno fumante, che si può interpretare come evocazione dei ricordi d’infanzia in Grecia, quando il padre, ingegnere ferroviario, seguì la costruzione della linea Atene-Salonicco. Il colore del cielo passa dal giallo sino a giungere ad un verde cupo. Le ombre lunghe proiettano le sagome sulla sinistra, la raffigurazione raggiunge un lirismo che fissa ogni cosa in uno spazio senza tempo, in cui sono esaltati i valori simbolici di tutti gli elementi figurativi.

Piazza d’Italia, 1953
olio su tela
cm 50×70
Courtesy FarsettiArte