Susanne Kutter

Susanne Kutter (Wernigerode, Germania, 1971) dal 1992 al 2000 ha studiato arte (scultura e video) presso l’Kunstakademie Münster, ottenendo il titolo di Meisterschülerin, e parallelamente ha seguito Germanistica all’Università di Münster. Finita la formazione, dal 2002 vive e lavora a Berlino. Lavora con media e formati differenti – installazione, video, fotografia, performance, oggetti e scultura – prediligendo un approccio multidisciplinare. Le sue opere esplorano temi come il rapporto fra natura e cultura, l’idea di casa, sicurezza, intimità, appartenenza e le paure legate all’insicurezza e alla fragilità dell’esistenza. Spesso “smonta” ambienti domestici o interni familiari – attraverso video o installazioni – per mostrare quanto le certezze quotidiane possano essere fragili, instabili, illusorie. Ha esposto in numerose mostre, individuali e collettive, e ha ricevuto premi e borse di studio nel corso della sua carriera, anche per opere video e media-art.

Ti penso sempre

Per essere ascoltati nell’inarginabile flusso di informazioni e stimoli a cui siamo quotidianamente sottoposti, forse è davvero necessario scrivere con il fuoco.
È quello che fa Susanne Kutter, che con le sue opere affronta temi come la relazione catastrofica tra Natura e Cultura, la perdita di sicurezza e intimità nella vita di tutti i giorni, il cambiamento del ruolo delle donne nella società occidentale. L’artista sceglie di usare l’italiano, una delle “lingue dell’amore”, e scrive Ti penso sempre, ma si tratta di una frase di passione o l’espressione di un disagio ossessivo? Kutter ci mette in uno stato di incertezza, sfida l’ordine delle cose, trasmette vulnerabilità, ci fa riflettere sulla percezione della realtà e in questo modo ci sveglia. Le sue opere, contenitori di piccole, violente pulsazioni di vita reale, evitano l’assuefazione alla routine di tutti i giorni e ci restituiscono lo sguardo.

Ti penso sempre, 2019
Legno cemento, nastro bruciato, fumo
140 × 107 × 7 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Calliope), Musa 2026
Courtesy Collezione Ilenia e Bruno Paneghini, Busto Arsizio