Per Barclay
Per Barclay (Oslo, 1955) si è trasferito in Italia dopo l’università per approfondire i suoi studi artistici all’Istituto Statale d’Arte di Firenze, all’Accademia di Belle Arti di Bologna e infine all’Accademia di Belle Arti di Roma, e da quel momento non è più andato via. Trasferitosi a Torino alla fine degli anni Ottanta, entra in contatto con alcuni degli esponenti del gruppo dell’Arte Povera che influenzano la sua ricerca concettuale. Tutto il suo lavoro ha a che fare con l’esperienza dello spazio. Il riflesso, la duplicazione e l’ambiguità della percezione sono i binari su cui si muove la sua ricerca.
Cimabue 1, Chiesa di San Domenico, Arezzo
Tutto il lavoro di Barclay ha a che fare con l’esperienza dello spazio. Opere come quella esposta sono il risultato di un laborioso lavoro installativo nello spazio – spesso caratterizzato dall’uso di superfici specchiati realizzate con olio, acqua, sangue – con il quale l’artista impone all’osservatore il proprio punto di vista. Il riflesso, la duplicazione e l’ambiguità della percezione sono i binari su cui si muove la sua ricerca che, in questo caso come in altri in cui rende protagoniste architetture antiche, rende omaggio alla grande storia dell’arte italiana, fondamentale per la sua formazione.
Cimabue 1, Chiesa di San Domenico, Arezzo, 2014
Stampa a colori su alluminio Dibond
200 × 150 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Talia), Musa 2026
Courtesy Galleria Giorgio Persano
