Mario Merz

Mario Merz (Milano, 1925  Torino, 2003) durante la Seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza, esperienza che influenzò la sua sensibilità artistica. Negli anni Sessanta iniziò a utilizzare materiali poveri come vetro, terra, metallo e rami, integrandoli con tubi al neon per trasmettere energia e simbolismo. Divenne celebre per gli igloo scultorei, cupole che rappresentano rifugi primordiali, spesso accompagnate da numeri e scritte al neon. Le sue opere incorporano la sequenza di Fibonacci, simbolo di crescita e ordine naturale, con un forte dialogo tra spazio, materia e tempo. Merz ha così ridefinito il rapporto tra arte, natura e architettura, diventando un punto di riferimento dell’arte contemporanea. 

Senza titolo (Doppio Igloo di Porto) 

Per Merz l’igloo è una casa, una casa provvisoria per tempi provvisori (come quelli che viviamo), una capanna, una cupola, una tenda, un ventre, un cranio, la terra: un’architettura primordiale capace di sospendere il tempo in una spirale, facendo incontrare passato e presente. Le fascine, il cervo, il numero 10946 sul suo fianco, parte della serie matematica di Fibonacci che misteriosamente governa le forme della Natura, ci parlano direttamente di Ambiente e, metaforicamente, di come oggi l’uomo attraversa il Mondo. Perché tutta l’opera di Merz è una ricerca dedicata al rapporto tra Natura e Cultura, alle leggi che governano l’Universo, perché abitare la Terra significa osservarla e vivere le sue evoluzioni. 

Senza titolo (Doppio Igloo di Porto), 1998 

Struttura metallica, fusione in alluminio, neon, morsetti, fascine 

Ø 800 cm × 647 cm 

Casa Italia Milano – Triennale (Salone d’Onore), Musa 2026 

Courtesy Collezione Merz 

Foto di Renato Ghiazza, dall’allestimento nel cortile d’onore della Reggia della Venaria, Torino