Claudio Abate

Claudio Abate (Roma, 1943 – 2017) apre il suo primo studio fotografico giovanissimo, a 16 anni, in via Margutta, la strada romana delle gallerie e degli artisti con cui ben presto costruisce amicizie e relazioni destinate a durare negli anni. Nonostante sia un allievo di Erich Lessing – uno dei fondatori di Magnum – non è interessato al reportage, ma è l’Arte che lo chiama, quella della performance e del teatro di cui diventa un empatico testimone. Da Carmelo Bene a Pino Pascali, da Jannis Kounellis a Fabio Mauri negli anni Sessanta e Settanta, Abate è IL fotografo dell’avanguardia romana, l’unico che molti autori scelgono come documentatore delle loro azioni e installazioni. Testimone oculare dell’arte contemporanea che accade a Roma anche nei decenni successivi, lui stesso artista e indagatore dell’immagine, le sue fotografie non sono mai solo documentazioni, ma visioni affettive delle opere, immagini che, tralasciando la testimonianza puntuale della realtà, ne accentuano piuttosto il mistero. “Riconosco che riesco a fotografare alcuni artisti e altri no – diceva – bisogna entrare nelle opere, sentirle e farle proprie, anche amarle; se non si riesce in questo non si riuscirà nemmeno a fare delle belle fotografie”.

Marina Abramovic, Double Edge, 2001, Giganti - Arte Contemporanea nei Fori Imperiali, Fori Imperiali, Roma

In occasione della rassegna Giganti – Arte Contemporanea nei Fori Imperiali di Roma (6 ottobre – 5 novembre 2000) in cui artisti di fama internazionale vengono chiamati a dialogare con le rovine dei Fori Imperiali, Abate fotografa le opere allestite nello spazio archeologico di giorno e di notte in base alla luce più corretta. Marina Abramovic (1946), figura iconica dell’arte contemporanea internazionale, che in quello stesso anno realizza al Manicomio di Volterra la performance Mambo a Marienbad, espone appoggiate alle mura perimetrali degli scavi le sue scale fatte di coltelli.

Marina Abramovic, Double Edge, 2001, Giganti – Arte Contemporanea nei Fori Imperiali, Fori Imperiali, Roma, 2000
Stampa lambda vintage, anno di stampa 2001
120 x 150 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Calliope), Musa 2026
Foto: Claudio Abate © Archivio Claudio Abate

Joseph Beuys nella sua mostra La rivoluzione siamo noi. Freier Demokratischer Sozialismus, Centro d’Informazione Alternativa-Incontri Internazionali d’Arte, Palazzo Taverna, Roma, 21 aprile 1972

L’Italia fu, accanto alla Germania, il paese dove, dal 1971 alla morte, Beuys (1921-1986) trovò terreno fertile per le sue affermazioni e le sue attività artistico-rivoluzionarie, intessendo relazioni intense con galleristi, critici e artisti. Il 21 aprile 1972 Abate va a Palazzo Taverna per assistere a un intervento dell’artista, che aveva conosciuto nel 1969 a Berna e di cui fotograferà in seguito gran parte del lavoro. Lo immortala mentre spiega la sua teoria sociale e scrive su lavagne davanti al pubblico. La prospettiva è dal basso perché, come tutti, anche Abate era seduto a terra in ascolto.

Joseph Beuys nella sua mostra La rivoluzione siamo noi. Freier Demokratischer Sozialismus, Centro d’Informazione Alternativa-Incontri Internazionali d’Arte, Palazzo Taverna, Roma, 21 aprile 1972
Stampa vintage ai sali d’argento, anno di stampa 2007
120 x 150 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Calliope), Musa 2026
Foto: Claudio Abate © Archivio Claudio Abate

Joan Jonas, Head Monkey, 1972

Questo scatto ritrae la pioniera americana di performance e videoarte Joan Jonas (1936) nella galleria L’Attico di Fabio Sargentini a Roma, che negli anni Sessanta è un polo centrale della produzione e diffusione dell’arte contemporanea italiana e internazionale. È qui infatti che nel 1972 Abate assiste al Festival Music and Dance U.S.A., dove gli artisti Steve Reich, Laura Dean, Yvonne Rainer, Joan Jonas, Simone Forti, Charlemagne Palestine, Trisha Brown e Philip Glass mettono in scena una serie di performance. Jonas realizza anche Delay Delay un’azione ambientata tra una riva e l’altra del Tevere.

Jonas Jonas, Head Monkey, 1972
Stampa vintage ai sali d’argento, anno di stampa 2002
80 x 120 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Calliope), Musa 2026
Foto: Claudio Abate © Archivio Claudio Abate

Gilbert & George, Living Sculptures, L’Attico, via del Paradiso, Roma, 1972

Il 19 ottobre 1972 Gilbert & George realizzano alla galleria L’Attico la performance Living Sculptures in cui si espongono per sei giorni di seguito, con il volto dipinto d’oro, in piedi su un tavolo, ballando, ritmando e cambiando posa al suono della canzone popolare Underneath the arches. Abate li documenta dall’inizio alla fine, in duecentocinquanta fotogrammi che restituiscono tutto lo sviluppo temporale dell’azione. Gilbert & George, ossia Gilbert Prousch (1943, italiano di nascita) e George Passmore (1942), istaurano con l’Italia una relazione intensa sin dagli anni Settanta, quando espongono in importanti gallerie a Milano, Roma, Napoli e Torino.

Gilbert & George, Living Sculptures, L’Attico, via del Paradiso, Roma, 1972
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Calliope), Musa 2026
Courtesy Archivio Claudio Abate

Roy Lichtenstein, American Academy, Roma, 1988

A settembre del 1988 Roy Lichtenstein (1923-1997) arriva a Roma per una residenza presso l’American Academy, occasione in cui Abate lo ritrae a mezzo busto sullo sfondo di due archi che, simili a due ali, lo fanno sembrare un angelo. La storia di Lichtenstein è strettamente connessa a quella dell’Accademia romana, dove sviluppa da residente la sua serie degli Interiors, di cui fu membro fino al 1995, e membro onorario fino alla morte. A suo nome, nel 2000, è stato istituito il Roy Lichtenstein Artist in Residence Fund che supporta artisti e studiosi stranieri in visita a Roma.

Roy Lichtenstein, American Academy, Roma, 1988
Stampa vintage ai sali d’argento, anno di stampa 2007
150 x 120 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Calliope), Musa 2026
Foto: Claudio Abate © Archivio Claudio Abate

Jean Tinguely, 1970

Il 30 ottobre 1970 Jean Tinguely (1925-1991) inaugura la mostra Sculture 1960-1962 alla Galleria L’Attico di Roma; Abate fotografa l’artista, esponente del Nouveaux Réalism, tra le sue famose sculture in movimento, a un mese dall’inaugurazione di La Vittoria, monumento anarchico autodistruttivo che realizza a Milano in piazza Duomo il 29 novembre. La pirotecnica azione dell’artista svizzero fu una delle tante organizzate in città da artisti come Christo, Arman, César, Niki de Saint-Phalle e Rotella, tutti protagonisti della grande retrospettiva sul movimento alla Rotonda della Besana, e tutti concordi nel celebrare in quell’occasione la fine del movimento stesso.

Jean Tinguely, 1970
Stampa ai sali d’argento, stampata nel 2009, serie 1/7
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Calliope), Musa 2026
Courtesy Archivio Claudio Abate

Robert Smithson, Asphalt run down, Roma, 1969

Il 15 ottobre 1969 Robert Smithson (1938-1973) realizza l’azione Asphalt run down a Roma. Questo primo intervento di Land Art dell’artista in Italia, organizzato da L’Attico, viene documentato da Abate. L’azione prevedeva lo svuotamento di un camion di asfalto sul pendio di una cava di selce sulla via Laurentina, che il fotografo riprende da diversi punti di vista e nei momenti precedenti all’esecuzione. Smithson, che aveva visitato Roma la prima volta nel 1961, aveva grande interesse per la cultura italiana: alcuni dei suoi primi dipinti si ispirano alla Divina Commedia dantesca, ed era affascinato dall’influenza della religione sull’Arte.

Robert Smithson, Asphalt run down, Roma, 1969
Stampa vintage ai sali d’argento, anno di stampa 2007
80 x 124 cm
Casa Italia Milano – Triennale (Sala Calliope), Musa 2026
Foto Claudio Abate © Archivio Claudio Abate