Bryan Hunt

Bryan Hunt (Terre Haute, Indiana, USA, 1947) è sempre stato interessato all’architettura e all’esplorazione dello spazio; in giovinezza ha lavorato anche come disegnatore per un ingegnere meccanico, e le sue sculture dai volumi aerodinamici ne sono la prova. Nel 1972 si trasferì a New York, dove si stabilì definitivamente. Col tempo, Hunt sviluppò un linguaggio stilistico personale: nelle sue sculture – realizzate in materiali come bronzo e acciaio – emerge una fusione fra influenze classiche, astrazione moderna e riferimenti alla natura e alla figura, reinterpretando elementi dell’architettura antica con sensibilità contemporanea. Rappresenta un ponte fra passato e modernità: nato in Indiana, cresciuto con l’orizzonte dell’esplorazione spaziale, formato artistico a Los Angeles e consolidato a New York, ha saputo tradurre in scultura concetti di spazio, leggerezza e forma, sviluppando un linguaggio espressivo riconosciuto a livello internazionale.

RE

Arte, scienza, tecnologia e filosofia si intrecciano nella ricerca scultorea dell’artista, che negli anni Settanta approda alla produzione di forme fluttuanti che chiama Aeronavi. A forma di dirigibile e montati direttamente a muro, questi volumi danno l’impressione di essere sospesi nello spazio evocando la natura eterea dell’ispirazione divina.
Sospesa in un equilibrio all’apparenza delicatissimo, quest’aeronave simboleggia quel respiro delle Muse capace di accendere negli uomini mortali la creatività e la tensione a imprese straordinarie: non si tratta di una macchina volante, ma di un dispositivo metafisico, quasi magico, la cui forma armoniosa e organica racconta di gestazione, incubazione, potenziale, della calma che precede l’esplosione creativa o lo slancio atletico.

Panorama Italia, 2024 (tavola progetto)
Arazzo
30 metri quadri
Courtesy the artist